Il direttore dell'ufficio informazioni della Conferenza Episcopale Spagnola, Josetxo Vera, ha pubblicato il 15 aprile un articolo in Il mondo in cui, con tono rispettoso, rimprovera al ministro Félix Bolaños la disinformazione che sta spingendo nelle sue ripetute dichiarazioni pubbliche sull'accordo raggiunto il 30 marzo tra la Chiesa cattolica, l'Ombudsman e il Governo per il risarcimento delle vittime di abusi sessuali.
Il testo di Vera è una grande notizia, soprattutto perché rompe la spirale di silenzio che sembrava essersi installata nella Chiesa spagnola riguardo alla mancanza di coerenza del governo e della classe politica quando si tratta di indagare veramente sugli abusi sessuali sui minori.
Le falsità del ministro
L'articolo di Vera sostiene che il ministro sta costruendo una narrazione che non corrisponde ai fatti o alla verità e contesta diverse sue affermazioni:
In primo luogo, mette in dubbio l'idea che prima di questi accordi le vittime non ricevessero assistenza. Sottolinea che ciò non è corretto, poiché la Chiesa ha creato nel 2020 più di 200 uffici in tutta la Spagna per l'assistenza alle vittime di abusi e la protezione dei minori, ai quali si sono rivolte più di mille persone negli ultimi anni.
Egli nega anche che la Chiesa abbia iniziato a pagare i risarcimenti solo in seguito a questi accordi. Come spiega, l'istituzione lo fa da tempo in modi diversi: ottemperando ai risarcimenti disposti dalla giustizia civile, penale o canonica; effettuando pagamenti volontari anche senza obbligo giudiziario; applicando le misure di riparazione previste dal Piano per la riparazione integrale delle vittime di abusi (PRIVA), soprattutto nei casi in cui la giustizia non è potuta intervenire a causa della prescrizione del reato o della morte dell'aggressore.
Vera respinge anche l'affermazione secondo cui l'accordo stabilisce che lo Stato stabilisce il risarcimento e la Chiesa lo paga. Chiarisce che, sebbene sia la Chiesa a pagare, l'importo non è determinato dallo Stato, ma deriva da un accordo tra la proposta del Mediatore e quella del PRIVA. Suggerisce che un'interpretazione diversa implicherebbe che il Governo abbia capito che il Mediatore non è una figura indipendente.
L'articolo sostiene anche che, nell'ambito degli abusi sui minori, la Chiesa è stata in grado di agire in aree in cui lo Stato ha dei limiti legali, come nei casi in cui la prescrizione è scaduta o il colpevole è morto, situazioni in cui il sistema giudiziario ordinario non può intervenire.
Quello che il ministro non dice
D'altra parte, Vera sottolinea aspetti che, a suo avviso, il ministro omette. Tra questi, evidenzia l'esistenza di protocolli di prevenzione e azione sviluppati dalla Chiesa e sottolinea che altre istituzioni non hanno implementato strutture simili per l'assistenza alle vittime. Aggiunge che alcune vittime di abusi in altri settori si rivolgono agli uffici ecclesiastici per mancanza di alternative.
Il relatore fa anche riferimento al fatto che i risarcimenti finanziari ricevuti dalle vittime dovrebbero attualmente essere tassati, cosa che, secondo lui, sembra destinata a cambiare presto grazie all'insistenza della Chiesa.
Infine, ricorda che il ministro si è impegnato, in un pre-accordo firmato a gennaio, a occuparsi della riparazione completa delle vittime di abusi in tutti gli ambiti sociali, compresi quelli sotto la diretta responsabilità delle amministrazioni pubbliche, un aspetto che, secondo Vera, non viene preso sufficientemente in considerazione dal governo.
Silenzio dei media
Questo per quanto riguarda il contenuto dell'articolo di Josetxo Vera. A questo si aggiunge un altro elemento rilevante nel contesto spagnolo: il disinteresse dei media nel chiedere al governo di rispettare gli impegni presi. Questo fenomeno, tuttavia, non è nuovo: da anni esiste un doppio standard in materia, come dimostrano diversi esempi.
Da un lato, la limitata pressione esercitata dall“”opinione pubblica" quando, nel 2020, è emersa la negligenza di alcuni politici e amministrazioni pubbliche nella gestione e nell'occultamento di abusi su minori nei centri sotto la loro custodia.
Dall'altro lato, la mancanza di critiche da parte dei media che si dichiarano paladini della lotta contro gli abusi quando, nel 2022, il Congresso ha rifiutato di aprire un'indagine sugli abusi in tutti i settori della società, scegliendo invece di limitarsi solo ai casi legati alla Chiesa.
Vale la pena notare anche la mancanza di insistenza da parte del governo nel rendere pubblici dati dettagliati sull'origine dei casi di abuso sessuale su minori che vengono registrati ogni anno. L'unico riferimento ufficiale a questo proposito proviene dalla Procura Generale nel 2023, i cui dati indicavano che lo 0,45 % delle denunce corrispondeva alla sfera ecclesiastica, includendo anche il personale laico legato ai centri educativi.
Alla luce di questi elementi, crescono i dubbi sull'effettivo impegno del governo e dei media nell'affrontare in modo globale la riduzione degli abusi sessuali sui minori a tutti i livelli della società.



