Cultura

La concezione verginale. «L’Annunciazione». Bottega del Maestro di Flémalle

Questo dipinto raffigura con straordinaria precisione il momento iniziale dell’Annunciazione. L’opera coniuga un’intensa carica spirituale con una minuziosa osservazione dell’architettura e degli oggetti di uso quotidiano del XV secolo, offrendo una preziosa testimonianza dell’arte fiamminga primitiva e del suo raffinato senso del visibile.

Eva Sierra e Antonio de la Torre-22 giugno 2026-Tempo di lettura: 7 minuti

COMMENTO ARTISTICO

Questa tavola è un esempio caratteristico della pittura fiamminga del XV secolo. La scena raffigura la Vergine Maria intenta a pregare in una stanza quando le appare l’angelo inviato da Dio, secondo il racconto di San Luca (1, 26-38). Maria indossa un magnifico mantello blu dalle pieghe scultoree e con un bordo riccamente decorato. Adagiata su dei cuscini su una panca, sembra assorta nella lettura. Ai suoi piedi, un vaso con gigli bianchi, simbolo della purezza della Vergine; un motivo molto diffuso nella pittura che continua ad essere utilizzato anche in epoche più moderne (si veda, ad esempio, la versione di Émile Bernard sullo stesso tema, 1890, Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid). L’angelo entra da un’apertura nel muro, si inginocchia davanti a lei e alza la mano in segno di saluto. Anche lui indossa un ricco mantello rosso simile a paramenti sacerdotali e porta quello che sembra un piccolo dittico a mo’ di spilla; le piume delle sue ali e i riccioli dei suoi capelli sono rappresentati con minuziosa cura. Entrambe le figure, in rosso e blu, dominano la composizione. Nella parte superiore sinistra, Dio appare circondato da esseri celesti mentre invia il Figlio, questa volta sotto forma di fulmini che scendono dall’alto, un modo figurativo per rappresentare il potere divino. 

I quattro momenti dell’Annunciazione: lo sguardo dello spettatore

Quando si osservano scene dell’Annunciazione del XV secolo, è opportuno riflettere su come le avrebbe interpretate il pubblico dell’epoca. A noi può sembrare semplicemente un’altra rappresentazione della visita dell’arcangelo Gabriele alla Vergine, ma gli spettatori di allora sapevano distinguere quale momento della storia stessero osservando. Si riconoscevano quattro fasi: Maria in preghiera o intenta a leggere (prima di accorgersi della presenza dell’angelo), in ascolto (quando sente il suo saluto), in riflessione o mentre pone domande (mentre medita sul messaggio) e nell’accettazione (quando si sottomette alla volontà divina). Ogni momento presenta caratteristiche proprie. Questo pannello mostra la prima fase, quando Maria non si è ancora accorta della presenza dell’angelo.

Tra il domestico e il sacro: un interno gotico curato nei minimi dettagli

Il pittore non solo raffigura l’episodio dell’Annunciazione, ma offre anche una visione dell’interno di una chiesa gotica. L’ambiente, raffigurato con cura – il piccolo armadio con i libri, la chiave, le vetrate – è uno spazio illusorio che funge al tempo stesso da stanza privata di Maria e da piccolo oratorio o annesso a un tempio. Le vetrate con scene religiose sarebbero state piuttosto rare in un ambiente domestico. L’edificio è dipinto con grande attenzione ai dettagli: si osserva l’esterno di una chiesa gotica con pinnacoli decorati, torrette, sculture nelle nicchie, conci, balaustre e persino i piccoli chiodi delle persiane delle finestre. Queste informazioni visive risultano molto preziose per gli storici dell’arte, così come gli oggetti che adornano l’interno. Su una parete si distingue un piccolo cartellino che forse contiene delle preghiere, il che suggerisce un certo livello di erudizione e devozione tra i fedeli.

La tavola è stata realizzata nel primo quarto del XV secolo. Sebbene l’artista dimostri grande abilità nel rappresentare l’architettura e le figure, la gestione della prospettiva è meno sicura. Le proporzioni tra i personaggi e lo spazio non sono del tutto corrette e il modo in cui si apre la libreria risulta un po’ strano. Tuttavia, questi aspetti non incidono sul contenuto del soggetto.

Quest’opera fiamminga, appartenente alla Collezione Reale spagnola, fu acquistata dal re Filippo II nel 1584 da Giacomo (Jacome) Trezzo per il Monastero di San Lorenzo de El Escorial. Successivamente fu registrata nell’oratorio dell’infermeria di El Escorial, prima di passare al Museo del Prado. Date le sue dimensioni e il suo formato, è probabile che facesse parte dell’ala di una pala d’altare, forse all’interno di una serie dedicata alla Vergine Maria e alla Nascita di Cristo.

L'Annunciazione di Flémalle, Robert Campin

COMMENTO CATECHETICO

Nel saluto dell’angelo raffigurato in questa splendida tavola del Museo del Prado scopriamo che egli è un messaggero inviato da Dio per un evento di eccezionale e irripetibile importanza nella storia. L’Incarnazione del Figlio di Dio, che, come abbiamo visto nei capitoli precedenti di questa serie, assume un’umanità come la nostra (ad eccezione del peccato), avrà luogo grazie alla collaborazione, libera e al tempo stesso necessaria, di un’umile vergine del popolo d’Israele, che vive in un luogo dimenticato e nascosto della Galilea (Luca 1, 26-27).

Il saluto della pienezza

Infatti, il saluto di san Gabriele annuncia l’avvento della pienezza dei tempi, che sono pieni perché, finalmente, il Dio Creatore si unisce personalmente alla sua creatura principale, l’essere umano, in modo tale che in Cristo dimora corporalmente la pienezza della divinità (Colossesi 2, 9). Il tempo raggiunge il suo apice e la storia umana raggiunge il suo culmine in questo momento di pienezza, in cui il Figlio di Dio si unisce, attraverso l’Incarnazione, all’intera umanità, essendo stato concepito per opera dello Spirito Santo nel grembo dell’umile Vergine di Nazaret. 

Abitando nel seno della Vergine, Dio si rende presente nella sua Creazione, non perché prima non fosse presente nella sua opera, ma perché ora vi è presente in modo speciale e pieno. Questa nuova presenza di Dio nella sua Creazione è il frutto delle missioni delle Persone divine, proprio come raffigura il quadro che ritrae il Padre e lo Spirito Santo. Lo Spirito Santo è inviato per santificare e fecondare il grembo della Vergine Maria, mentre il Figlio è inviato dal Padre per essere concepito nella pienezza dello Spirito. La presenza dello Spirito Santo nel quadro ci ricorda che Gesù Cristo è, fin dal suo concepimento, l’Unto, colui che rende presente nella Creazione la pienezza dello Spirito Santo (Atti 10, 38).

Questa nuova presenza implica la collaborazione della giovane che renderà possibile a Dio di dimorare in modo nuovo nel mondo che Egli stesso ha creato. Maria è stata scelta e predestinata fin da prima della Creazione per essere la Madre di Dio, come rivelano il suo magnifico mantello e il bordo ricco e splendido del suo abito. Ma la scelta di Dio rispetta la sua libertà, perché la grazia coopera con la natura, non la sopprime né la costringe. Dio attende il suo «sì» prima di agire, poiché il concepimento del Figlio di Dio avviene dopo un dialogo di preghiera, fatto di ascolto, domande, accettazione, in cui dialogano con suprema libertà sia il Creatore, attraverso il suo inviato, sia la sua creatura più perfetta, l’umile vergine di Nazaret.

Così, in Maria si realizza anche la pienezza di una storia: quella del popolo d’Israele, salvato da Dio con la necessaria collaborazione – e, paradossalmente, grazie alla libertà – di donne apparentemente indifese, deboli e incapaci. La giovane di Nazaret è l’ultimo e più splendido episodio di una serie che, a partire dalla caduta di Eva, realizza in Sara, Anna, Debora, Ruth, Giuditta o Ester il piano di Dio per continuare a essere presente in mezzo al suo popolo e portare così avanti la sua alleanza di salvezza.

Maria, la Vergine per sempre

È umanamente paradossale che la pienezza della vita sia apparsa nel mondo solo grazie alla collaborazione di una vergine, senza l’intervento di un uomo. Tuttavia, la tradizione cristiana ha individuato in questo apparente assurdo un prezioso mistero della fede, che deve essere accettato, compreso nella sua profonda ricchezza e trasmesso come parte integrante della fede cattolica. In particolare il Vangelo di san Matteo ci insegna che non ci troviamo di fronte a un semplice evento incomprensibile, persino innaturale per alcuni, ma che il concepimento verginale del Messia ci pone di fronte a un’azione divina unica. Talmente unica che san Giuseppe, che era giusto (cioè viveva pienamente unito al Dio dell’Alleanza), non è in grado di scoprirne il significato, finché la sapienza di Dio glielo rivela per mezzo di un angelo: Maria attende un Figlio che è frutto di un’azione dello Spirito Santo (Matteo 1, 21) e, pertanto, un’opera che non potrà mai essere decifrata né spiegata con la semplice capacità umana.

Il concepimento di Gesù Cristo senza l'intervento di un uomo, con la sola collaborazione di Maria, ha rappresentato per l'evangelista, e per la Chiesa, l'adempimento di una delle più grandi profezie dell'Antico Testamento: l'oracolo dell'Emmanuele (Isaia 7, 14). “”Una vergine concepirà e darà alla luce un figlio» come segno incomprensibile e meraviglioso di Dio, come sottolinea ancora una volta l’evangelista (Matteo 1,23). Per questo la Chiesa non si è fermata all’apparente impossibilità di tale evento, nonostante abbia subito fin dai suoi inizi derisioni e incomprensioni a causa di esso. Accogliendo il concepimento verginale come segno unico e irripetibile di Dio, la Chiesa lo custodisce nel proprio deposito di fede e lo proclama sin dai suoi primi tempi.

In essa la Chiesa ha visto un mistero indecifrabile, ma ciò non le ha impedito di scoprirne il profondo significato che racchiude per la comprensione di Dio e della vita di fede. Nella concezione verginale si manifesta l’iniziativa assoluta di Dio, unico Salvatore e Guida della storia umana. Nel Nuovo Adamo si conclude anche la storia iniziata nel paradiso, quando Adamo fu plasmato dal seno di una terra vergine, incolta, e ricevette la sua identità definitiva dal soffio dello Spirito divino. E si insegna anche che l’essere umano può rinascere, nascere dall’alto (Giovanni 3, 3), purché accolga sinceramente il dono dello Spirito Santo. 

Concependo Gesù Cristo come Figlio unico, Maria si consacra per sempre a Lui, rimanendo così la Vergine per sempre. Entriamo così nel dogma della verginità perpetua di Maria: prima del parto, durante il parto e dopo il parto. Lei non è solo una vergine che concepisce il Messia, ma la Vergine per sempre, per eccellenza e con la maiuscola, che per sempre prolunga la sua unica maternità, quella che ha dato vita a Gesù Cristo, in tutti i membri del suo Corpo, la Chiesa. Analogamente a quanto accaduto a Nazareth, la Vergine coopera con Dio nella nascita soprannaturale dei nuovi membri del suo unico Figlio, vivendo così una Maternità universale. Per questo è anche segno della Chiesa, Vergine e Madre della nuova Umanità, quella che è stata concepita verginalmente nell’umiltà di Nazareth e sarà portata a compimento nel glorioso ritorno del Figlio della Vergine.

Opera

Titolo: L'Annunciazione di Flémalle
Autore: Robert Campin
Anno : 1420 – 1425
Tecnica: Olio su tavola di legno di quercia
Dimensioni: 76 x 70 cm
Luogo: The Cloisters, sezione del Metropolitan Museum of Art.
L'autoreEva Sierra e Antonio de la Torre

Storica dell'arte e dottoressa in Teologia

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