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José Molero: “L’importante è mettere nelle mani di ogni bambino la storia giusta al momento giusto”

In questa intervista, lo scrittore José Molero illustra gli elementi fondamentali affinché giovani e adulti apprezzino e traggano piacere dalla lettura.

Maria José Atienza-11 agosto 2026-Tempo di lettura: 6 minuti
José Molero

José Molero ©Carmelo Guillén

José Molero (Alfacar, Granada, 1937), detto Pepe, ha avuto una vita ricca e felice, ma soprattutto sorprendente, specialmente in gioventù. Questo ingegnere minerario originario di Granada, al quale ha dedicato i suoi primi anni di vita professionale, è poi approdato all’insegnamento, ambito in cui, oltre a una dedizione e a un talento innegabile, ha anche mosso i primi passi come scrittore. Concentrandosi sulla letteratura per ragazzi, sebbene con qualche “tentativo” poetico, 

Il suo ultimo libro Ariadna e la foresta dei sussurri, pubblicato dalla casa editrice Strogoff, si addentra in una foresta magica, piena di voci e personaggi attraverso i quali una bambina, Ariadna, va svelando le questioni essenziali della vita: l’amicizia, il rispetto, la solidarietà… 

Molero sottolinea, in questa conversazione con Omnes, che oggi il nemico non è “la scarsità di libri — se ne pubblicano più che mai —, bensì la dittatura della distrazione”. 

Ingegnere minerario, docente… Come è arrivato alla letteratura per bambini e ragazzi? 

–Credo di esserci arrivato in modo molto naturale, anche se già durante gli anni del liceo scrivevo racconti brevi e mi divertivo a inventare storie. Quando ho scelto un percorso di studi prevalentemente tecnico, la creazione letteraria è passata in secondo piano.

La vera svolta è arrivata anni dopo, quando ho iniziato a insegnare. Il contatto quotidiano con gli studenti mi ha restituito la voglia di scrivere e, quasi senza rendermene conto, ho scoperto che la letteratura per l’infanzia e per ragazzi era uno strumento straordinario per stimolare la curiosità, trasmettere valori e infondere il gusto per la lettura. Da allora, ho pubblicato più di 500 racconti brevi e alcuni romanzi per ragazzi.

Col tempo ho capito che insegnare e scrivere sono due attività che si alimentano a vicenda. La convivenza con bambini e adolescenti mi ha permesso di conoscere meglio il loro modo di pensare, le loro preoccupazioni e il loro senso dell’umorismo, e tutto questo ha trovato spazio nelle mie storie. Così, quello che era iniziato come un hobby giovanile ha finito per diventare uno degli aspetti più appassionanti della mia vita.

Lei insegna da molti anni: come è cambiato l’approccio alla lettura da parte dei più giovani? 

–Credo che non si sia mai letto tanto quanto adesso, almeno se consideriamo la quantità di parole che ogni giorno ci passano davanti agli occhi. Basta guardarci mentre siamo incollati agli schermi dei nostri cellulari: messaggi istantanei, video sottotitolati, notizie in continuo aggiornamento… 

Oggi il grande nemico non è affatto la scarsità di libri — se ne pubblicano più che mai —, bensì la dittatura della distrazione. Viviamo sottoposti a un flusso costante di stimoli che ci spingono a passare rapidamente da un contenuto all’altro e che rendono sempre più difficile quella lettura pacata, riflessiva e silenziosa che un buon libro richiede e che lascia un segno indelebile. 

Per questo incoraggiavo sempre i miei studenti a dedicare almeno dieci minuti al giorno alla lettura. Non proponevo loro di iniziare dai grandi classici né di trasformare la lettura in un obbligo, ma di scoprire il piacere di aprire un libro di propria iniziativa. Quando questa piccola abitudine si consolida, tutto il resto viene quasi da sé: aumenta la capacità di concentrazione, si arricchisce il vocabolario, migliora l’espressione e, soprattutto, si amplia il modo di comprendere la realtà. 

Ritengo che ogni bambino o ogni giovane che scopre il piacere della lettura rappresenti una piccola vittoria contro la superficialità dei nostri tempi. E questa scoperta non avviene quasi mai per caso. Dietro c’è spesso un genitore che all’inizio legge insieme ai figli o un insegnante che consiglia un libro con entusiasmo. È lì che inizia, quasi sempre, il vero viaggio di un lettore; un viaggio che, quando viene intrapreso sul serio, dura tutta la vita.

Esistono storie «imperdibili»? Quali titoli ritiene indispensabili in una biblioteca di famiglia?

–Non credo che esistano storie infallibili, perché ogni lettore è diverso, così come non esistono elenchi definitivi di libri. Piuttosto che cercare il libro perfetto, l’importante è mettere nelle mani di ogni bambino la storia giusta al momento giusto.

In una biblioteca di famiglia, tuttavia, ritengo invece indispensabili i grandi classici —Il piccolo principe, Alice nel Paese delle Meraviglie, Peter Pan, Pinocchio, Il mago di Oz…— perché hanno resistito al passare del tempo e continuano a emozionare generazioni di lettori. Accanto a queste, è opportuno includere magnifiche opere contemporanee come Le Cronache di Narnia, libri di poesia —l’incontro con la poesia è fondamentale durante l’infanzia—, romanzi d’avventura che alimentino la curiosità, l’immaginazione e il desiderio di continuare a scoprire il mondo.

Ma, al di là di qualsiasi elenco di titoli, il libro migliore è quello che, una volta terminato, suscita in un bambino il desiderio di aprirne un altro. È lì che nasce la vera abitudine alla lettura e, con essa, il viaggio che potrà accompagnarlo per tutta la vita.

Al giorno d'oggi molti genitori si sentono «smarriti» di fronte all'ampia offerta di letteratura per l'infanzia e per ragazzi. Come scegliere libri di buona qualità letteraria che trasmettano una visione retta del mondo e dell'uomo? 

–È una domanda molto pertinente, perché non ci sono mai stati così tanti libri per bambini e ragazzi come oggi, eppure proprio questa abbondanza può disorientare molte famiglie. Il mio primo consiglio è di non lasciarsi influenzare dalle mode né dalle classifiche dei libri più venduti. Un buon libro non è necessariamente quello che vende di più né quello che beneficia di una campagna di marketing non quella più accattivante, ma quella che rimane impressa nella memoria del lettore dopo aver chiuso il libro.

È bene cercare opere ben scritte, con un linguaggio curato, personaggi credibili e trame intelligenti. Ma la qualità letteraria, pur essendo indispensabile, non basta. I libri educano anche la sensibilità e aiutano a costruire un modo di guardare il mondo. Per questo è importante che trasmettano una visione piena di speranza — tanto necessaria al giorno d’oggi — dell’essere umano, in cui valori come l’amicizia, la verità, la generosità, l’impegno, il buon umore, la responsabilità o il perdono siano incarnati nella vita dei personaggi e non presentati come un sermone.

Consiglierei inoltre ai genitori di non cercare di orientarsi da soli tra migliaia di novità. Vale la pena affidarsi al giudizio di bravi insegnanti, bibliotecari e piattaforme digitali come Delibris o istituzioni e testate di riconosciuto prestigio. E, ogni volta che è possibile, leggere insieme ai propri figli o, almeno, interessarsi ai libri che leggono. Condividere una storia e discuterne è uno dei modi migliori per educare.

In definitiva, un buon libro non indottrina, ma non è nemmeno moralmente neutro: ogni racconto o poesia trasmette una determinata visione dell’uomo e della vita. La migliore letteratura non impartisce lezioni, ma offre spunti di riflessione. So per esperienza che un bambino impara molto di più da un personaggio ammirevole che da un discorso brillante.

La letteratura per l'infanzia e per ragazzi: cosa può insegnarci, a noi adulti? 

–La letteratura per l’infanzia e per ragazzi può insegnare molto agli adulti perché non sminuisce i grandi temi della vita, ma li rende più trasparenti. I bambini conservano quella capacità di stupirsi che noi adulti perdiamo quasi senza rendercene conto. Ecco perché, quando uno scrittore riesce davvero a raggiungere un bambino, sta anche gettando un ponte verso il lettore adulto.

I migliori libri per bambini non hanno due livelli di lettura: uno per i bambini e un altro per gli adulti. Hanno un’unica verità, raccontata con tale profondità e semplicità che chiunque può commuoversi leggendola. Parlano di amicizia, paura, perdita, speranza o amore con un’autenticità che spesso ci manca in molti libri scritti esclusivamente per adulti.

Non è un caso che alcuni dei grandi classici della letteratura per l'infanzia continuino ad accompagnarci per tutta la vita. Platero e io, ad esempio, non è mai stato concepito da Juan Ramón Jiménez come un libro esclusivamente per bambini. Infatti, nella prefazione ammette di averlo scritto «…non so per chi…», chiarendo che era rivolto a qualsiasi lettore capace di commuoversi. Lo stesso vale per Il piccolo principe e con tante altre opere che, col passare del tempo, hanno finito per conquistare lettori di tutte le età.

Questo dimostra che i grandi libri non hanno età; hanno lettori. E forse questa è una delle principali lezioni della buona letteratura per l’infanzia: ricordarci che crescere non significa perdere la capacità di meravigliarci, ma conservarla. Un adulto che condivide un buon libro con un bambino non solo gli sta insegnando a leggere, ma sta anche riscoprendo, quasi senza rendersene conto, un modo più puro, più libero e più umano di guardare il mondo.

Cosa offre il suo ultimo libro di racconti, Adriana e il Bosco dei Sussurri?

–Il mio ultimo libro, Adriana e il Bosco dei Sussurri, rappresenta, in un certo senso, la concretizzazione di tutto ciò di cui vi ho parlato finora riguardo alla letteratura per l’infanzia e l’adolescenza. Raccolta di quindici racconti che hanno come protagonista Adriana — anche se potrebbe trattarsi di qualsiasi bambino o bambina — durante le sue avventure in un bosco dove la fantasia diventa un percorso alla scoperta della realtà.

Ogni avventura rappresenta una sfida diversa e offre al lettore la possibilità di crescere insieme alla protagonista. Si nota un chiaro omaggio ad alcuni dei grandi classici della letteratura per l’infanzia e per ragazzi, a partire da Il Le cronache di Narnia, da C. S. Lewis fino a personaggi e miti come Merlino o re Mida, perché le grandi storie non smettono mai di dialogare tra loro e continuano ad avere molto da dire ai lettori delle diverse generazioni.

Ho voluto scrivere un libro in cui l'avventura, l'umorismo, il mistero e l'immaginazione non fossero un semplice intrattenimento, ma il filo conduttore per affrontare temi fondamentali: il bene e il male, la paura e il coraggio, l'amicizia, la solidarietà, l'importanza di saper ascoltare e la capacità di lasciarsi incantare dalla bellezza della natura.

Se, chiudendo il libro, un bambino sente il desiderio di continuare a leggere e, inoltre, si pone qualche domanda importante sulla vita, riterrò che l’obiettivo sia stato raggiunto. 

Come autore, mi riempie di soddisfazione constatare che Adriana e il Bosco dei Sussurri sta conquistando sia i piccoli lettori che gli educatori e le famiglie.

Adriana e il Bosco dei Sussurri

Autore: José Molero Fernández
Editoriale: Strogoff
Anno di pubblicazione: 2026
Pagine: 180
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