Cultura

Hugo Mujica o la poetica dell'unicità

Con una de las poéticas más singulares de nuestro tiempo -la poética de lo único-, el poeta Hugo Mujica mantiene una trayectoria en constante crecimiento. A sus 83 años ha recibido el último Premio Loewe de Poesía por Le foglie, la brezza e la luce danzano le ombre, distinción que confirma la hondura y la limpidez de una obra asentada en la escucha del silencio.

Carmelo Guillén-27 de Settembre de 2026-Tempo di lettura: 3 minuti

Generalmente seguiamo percorsi tracciati da altri. Nel caso di Hugo Mujica, la sua vita e il suo percorso spirituale ricordano quelli di Thomas Merton: entrambi sembrano condividere un simile desiderio di trascendenza, ed entrambi avrebbero potuto scrivere un'autobiografia come La montagna dei sette cerchi, Sebbene Merton fosse in anticipo sui tempi, nel suo libro – una narrazione della vita e dell'ascesa verso l'assoluto – la sua conversione interiore è presentata come un processo morale e biografico; in Mujica, invece, questo movimento diventa più radicale e crudo. In lui, l'ascesa cessa di essere una mera esperienza interiore e si trasforma in una discesa verso il nucleo dell'essere, dove vivere secondo le apparenze lascia il posto a vivere secondo ciò che siamo veramente.

Caratteristiche distintive della sua poesia

La ricerca personale di Hugo Mujica si traduce, prima di tutto, in uno stile di scrittura caratterizzato da brevità e condensazione, in cui predominano poesie di natura quasi aforistica, a volte al limite dell'aforisma. haiku- e in cui ogni parola tende a un'espressione essenziale. 

È interessante notare che questa economia verbale coesiste con un apparente paradosso: la presenza di titoli lunghi nei suoi libri, spesso legati alla natura, come In un fiume tutta la pioggia, Alle stelle, l'immenso o il recente Le foglie, la brezza e la luce danzano le ombre, dove gli elementi naturali trascendono la loro funzione descrittiva e acquisiscono un valore simbolico ed emotivo: il fiume diventa uno spazio per ascoltare e divenire; la pioggia, accettazione di ciò che siamo; e le stelle, guida quando il sé impara a tacere.

In questo contesto, il linguaggio non è orientato alla spiegazione o alla descrizione, bensì alla suggestione, aprendo un orizzonte di silenzio che sposta la lettura dal piano concettuale a quello esperienziale. Di conseguenza, Mujica non costruisce un'argomentazione discorsiva, bensì uno spazio di ascolto. Ogni poesia funziona come una soglia; non trasmette una verità, bensì prepara il lettore a riconoscerla. 

A ciò si aggiunge un'altra caratteristica molto peculiare: egli dispone le poesie in fondo alle pagine dei suoi libri, come se ognuna agisse analogamente all'aria calda, salendo per occupare il vuoto superiore.  

Poesia Nel cuore della notte

Questo particolare approccio alla creazione poetica si manifesta chiaramente nella poesia riprodotta in questo articolo: Nel cuore della notte. In essa, la notte e la neve trascendono la loro presenza come elementi del paesaggio per diventare simboli di un'esperienza interiore. La notte ci libera dai riflessi, svuota il nostro sguardo dal superfluo e ci apre l'accesso a una luce essenziale; la neve e la pioggia, d'altro canto, attraverso la loro trasparenza, suggeriscono una chiarezza che non si impone, ma si rivela.

I versi finali —“Ciò che il cieco cerca con il suo bastone è la luce, non il sentiero.”—riassumendo la sua poetica: la poesia non offre istruzioni né risposte definitive, ma piuttosto un invito a percepire la realtà al di là dell'ovvio: un'intuizione che aveva già colto in una delle sue prime poesie:“come / un cieco che chiama la luce / al tuono / il mio dire / quali nomi di silenzio”In quest'opera, egli formulò l'idea che il silenzio non equivalesse all'assenza di parole, bensì alla loro condizione di possibilità. In questo senso, la poesia non consiste nel dire di più, ma nel dire quanto basta perché la realtà appaia, poiché ogni poesia è il luogo dell'unicità.

La poesia impossibile

Questo concetto è espresso in modo ancora più intenso in Confessione, testo iniziale di E sempre dopo il vento: "La poesia, quella che desidero ardentemente, / quella a cui aspiro, / è quella che può essere letta ad alta voce senza che nessuno la senta…”Questi versi, attraverso i quali Mújica esprime la sua aspirazione a una scrittura che trascenda il suono e l'immediata materialità delle parole, orientandosi verso l'esperienza stessa. In questo modo, la parola dotata di significato non cerca di descrivere o spiegare il mondo, ma piuttosto di aprire un orizzonte di significato e possibilità. Per questo motivo, il linguaggio non cerca di conquistare la realtà o di imporle un'interpretazione, ma di creare le condizioni affinché essa si riveli.

La stessa intuizione riemerge, da un'altra prospettiva, in una poesia tratta dal suo ultimo libro:“Ogni passaggio è tra / due sponde: l'arrivo / e la partenza, / e nel mezzo, nel nostro / intermezzo, / questo camminare tra / altri ciechi / implorando i loro / sguardi”In quest'opera, la figura del cieco cessa di essere un individuo e diventa un'immagine condivisa della condizione umana. L'esistenza viene quindi presentata come un passaggio tra la nascita e la morte, sostenuto dallo sguardo altrui. Di conseguenza, la fragilità non è più intesa come una mancanza, ma viene vista come una condizione comune: procediamo con cautela e abbiamo bisogno di connessioni per orientarci.

La poesia come forma di ascolto

Nel suo insieme, l'opera di Mujica propone una forma di conoscenza unica: in contrasto con la parola intesa come strumento di controllo, la sua poesia la riappropria come spazio di apertura e ascolto. Più che offrire verità definitive o spiegare il mondo, ci invita ad abitarlo con un'attenzione più profonda e consapevole. In questo risiede, senza dubbio, la sua forza più penetrante: ci ricorda che comprendere non significa sempre dominare, ma piuttosto imparare ad ascoltare finché qualcosa, quasi silenziosamente, non comincia a rivelarsi a noi.

Anche nel cuore della notte
la neve
si scioglie diventando bianco

e la pioggia
tempi
senza perdere la sua trasparenza.

È lei, la notte,
quello che ci libera dai riflessi,

quello che ci espande
gli alunni.

Cosa sta cercando con il suo bastone
Il cieco è la luce, non il sentiero.

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