L'applauso più lungo della democrazia

Il Papa ha delineato chiaramente le linee principali del dialogo della Chiesa con i poteri politici di oggi.

8 giugno 2026-Tempo di lettura: 2 minuti

©OSV

7 minuti e 5 secondi.

Ecco quanto è durato l'applauso di ringraziamento al Papa da parte di chi ha assistito alla storica manifestazione. discorso di Leone XIV alle Cortes spagnole.

7 minuti e 5 secondi.

Nemmeno la proclamazione della principessa Leonor come erede al trono spagnolo, o la firma della Costituzione che oggi governa la nazione spagnola, avevano raccolto più di quattro minuti e mezzo di applausi. 

Leon era entrato nel Congresso spagnolo non come leader politico ma “come vescovo di Roma e pastore della Chiesa cattolica”.

Il Papa ha pronunciato, davanti alla cosiddetta classe dirigente, uno dei discorsi più chiari e impegnati del suo pontificato (finora, evidentemente), e che è diventato, come quei memorabili discorsi di Giovanni Paolo II La dichiarazione della Commissione europea alle Nazioni Unite fa parte dell'acquis di riferimento per il ruolo della Chiesa nella società, la difesa della dignità umana e l'appello alla responsabilità politica. 

Le parole del Papa non hanno lasciato nulla di intentato: il ruolo della Chiesa come voce della dignità nel rispetto dei poteri e degli esercizi dell'autorità pubblica, la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, la necessità della libertà di scelta dei genitori nell'educazione dei figli e della libertà di coscienza, il rispetto della dignità della persona umana, il rispetto della dignità della persona umana e la necessità di rispettare la dignità della persona umana. segreto sacramentale dallo Stato.

Ha anche affrontato il problema dell'interferenza tra Chiesa e politica, la dignità di coloro che cercano una nuova vita altrove e la pace. Pace non come “assenza di guerra”, ma pace che nasce dalla coscienza. 

Il Papa ha tracciato con chiarezza le linee principali del dialogo della Chiesa con i poteri politici di oggi. Ma ha anche lasciato a noi, a noi che serviamo la società da altri punti: il negozio di abbigliamento, il bar, la cattedra o i media, la questione aperta del nostro reale impegno per la dignità di ogni persona, per la pace “sociale”, per la costruzione, non più di un futuro, ma di un presente.

Forse è per questo che, anche se pensiamo di “parlare per l'altro”, possiamo pensare che saremo sempre l“”altro" del nostro vicino.

E forse per questo, o nonostante questo, ci uniamo anche noi a quei 7 minuti di applausi che, quando finiranno, lasceranno il posto ai minuti, 7, o settanta volte sette, che abbiamo per iniziare a realizzare questi desideri.

L'autoreMaria José Atienza

Direttore di Omnes. Laureata in Comunicazione, ha più di 15 anni di esperienza nella comunicazione ecclesiale. Ha collaborato con media come COPE e RNE.

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