Vaticano

Le quattro proposte di Papa Leone XIV per affrontare le dipendenze

Papa Leone XIV propone quattro assi di collaborazione e chiede risposte globali di fronte a delle dipendenze che, come avverte, riflettono «il fallimento di un mondo disumanizzato» e colpiscono in modo particolare i giovani.

Teresa Aguado Peña-27 agosto 2026-Tempo di lettura: 3 minuti
Papa Leone XIV sulle dipendenze

©Isaac Quesada

Giovedì Papa Leone XIV ha ammonito che le dipendenze sono «un fenomeno complesso che mette in luce il fallimento di un mondo disumanizzato» e ha chiesto risposte globali di fronte all’impatto delle droghe sui giovani. Il Pontefice ha sottolineato la necessità di coniugare la prevenzione a livello comunitario, l’assistenza scientifica, una giustizia «dal volto umano» e l’accompagnamento pastorale.

Il Papa ha espresso queste riflessioni durante l’udienza concessa nel Palazzo Apostolico Vaticano ai partecipanti all’incontro sulle situazioni di dipendenza in America Latina, promosso dalla Pontificia Commissione per l’America Latina. Nel suo intervento, Leone XIV ha ringraziato per la collaborazione del Consiglio Episcopale Latinoamericano e dei Caraibi (CELAM), l’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) e la Pontificia Accademia per la Vita.

Ha inoltre salutato i responsabili dei centri di accompagnamento, prevenzione, recupero e integrazione per i giovani di ispirazione religiosa, provenienti dall’America, dall’Asia, dall’Africa e dall’Europa. La loro presenza, ha sottolineato, ci ricorda che «la sofferenza e la speranza non conoscono confini».

Quattro ponti di collaborazione

Il Pontefice ha sottolineato l’esistenza di «quattro ponti» che rappresentano diversi percorsi di collaborazione di fronte al problema della droga.

Il primo collega la Chiesa agli organismi internazionali. Leone XIV ha sottolineato che nessuno può affrontare questo problema da solo e ha menzionato in particolare la collaborazione tra l’OAS e il CELAM, che coordinano programmi di formazione per organizzazioni comunitarie di ispirazione religiosa e reti di accompagnamento. Questa cooperazione ha permesso anche la presentazione del Manuale della Pastorale latinoamericana per l'accompagnamento e la prevenzione delle dipendenze.

Il secondo ponte è quello che unisce la scienza e la fede. La Chiesa, ha spiegato il Papa, non intende competere né sostituirsi alle neuroscienze, alla psichiatria o alla sanità pubblica, «ma illuminare questa realtà alla luce del Vangelo e di una comprensione integrale della persona umana».

Il terzo si trova all’interno della Chiesa stessa, tra le comunità in pellegrinaggio nei diversi continenti. I partecipanti giunti dall’America, dall’Asia, dall’Africa e dall’Europa hanno potuto condividere in questi giorni i loro «dolori, speranze ed entusiasmi pastorali».

Infine, Leone XIV ha indicato un quarto ponte di carattere ecumenico. La Chiesa cattolica e le altre comunità ecclesiali trovano, nell’amore concreto verso chi soffre, «un linguaggio comune» per accompagnare e integrare i giovani nelle loro esigenze e nei loro sogni.

«Non c'è prevenzione migliore contro la droga di una buona famiglia»

Il Papa si è soffermato in particolare sul ruolo della famiglia, che il Concilio Vaticano II ha definito «Chiesa domestica». La famiglia è, ha affermato, il luogo «in cui si coltiva la vita, in cui se ne ha cura e la si progetta».

«Non c’è prevenzione migliore contro la droga di una buona famiglia», ha affermato Leone XIV, ricordando al contempo le sofferenze di molte famiglie colpite dal consumo di droga, dalla violenza, dal reclutamento dei figli da parte della criminalità, dalla povertà o dalla mancanza di opportunità.

In questo contesto, ha ripreso le parole di san Giovanni Paolo II, che invitava a fare della Chiesa «la casa e la scuola della comunione» (Lettera apostolica. Novo millennio ineunte, 43), e di Papa Francesco, che invitava a entrare in contatto con la miseria umana, «la carne sofferente degli altri» (Esort. ap.  Evangelii gaudium, 270). Per Leone XIV, è proprio qui che risiede il fulcro della missione di chi opera in questo ambito: «Che la Chiesa sia una famiglia, accogliendo in modo particolare le persone che soffrono».

Infine, il Pontefice ha espresso un auspicio: «che la Chiesa sia la famiglia di tutte le persone rimaste ai margini della strada. Come il samaritano, che si fece prossimo dell’uomo caduto, non passiamo oltre; costruiamo una Chiesa che si ferma, si avvicina, si commuove, fascia le ferite, nutre e diventa una casa».

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