Nel suo messaggio per la prossima Giornata mondiale dei poveri del 15 novembre, intitolato ‘Il Signore è il rifugio dei poveri’ (cfr. Sal 14,6), il Pontefice invita i cristiani a esaminare seriamente il loro rapporto con coloro che soffrono di povertà, esclusione e abbandono.
Le domande poste nel quarto paragrafo del documento Messaggio sono forse uno degli aspetti più impegnativi del testo: “Siamo consapevoli della nostra povertà e la preferiamo alla ricchezza ingiusta? Andiamo dove sono i poveri, sperimentando la loro marginalità? Ascoltiamo i loro pensieri e condividiamo le loro speranze? Pronunciamo i loro nomi con tenerezza divina? La nostra carità riattiva e sostiene in loro il desiderio di giustizia e di redenzione?.
Per Leone XIV, Queste domande non sono semplici esercizi di riflessione, ma un'esigenza di fede che ci costringe a esaminare fino a che punto la Chiesa e i singoli cristiani diventano davvero un rifugio per i poveri.
Cinque sezioni basate sul salmo. Assenza di Dio e ingiustizia sociale
Il messaggio, firmato e datato 13 giugno 2026, memoria di Sant'Antonio da Padova, è suddiviso in cinque sezioni principali.
Nella prima, Papa Leone parte dalle parole del salmo: “Il Signore è il rifugio dei poveri”. Il riferimento biblico serve a denunciare una realtà che egli considera molto attuale: l'ingiustizia sociale che nasce dalla corruzione, dall'arroganza e dalla perdita del senso di Dio.
Secondo il Pontefice, “i primi a subirne le conseguenze sono i poveri, che non a caso sono in aumento in molte società”.
L'assenza di Dio pone gli uomini non più l'uno accanto all'altro nel rispetto reciproco, ma l'uno sopra l'altro nel segno del dominio e della sottomissione, spiega il Pontefice.
“In questo modo, si mette in mostra una logica desacralizzante di prevaricazione e scarto che emargina e umilia. Questa è la condizione in cui si trovano non solo gli individui, ma interi popoli”.
Il grido dei poveri viene messo a tacere e l'ambiente digitale aumenta l'indifferenza.
La seconda sezione si concentra sul grido dei poveri. Il Papa osserva che oggi questo grido rischia di essere messo a tacere da meccanismi sempre più sofisticati. Anche l'ambiente digitale, osserva, può contribuire a rafforzare i pregiudizi e a stendere una cortina di indifferenza su chi soffre.
Tuttavia, “i poveri sanno riconoscere l'essenziale più degli altri, perché vivono di ciò che è essenziale”, dice. Proprio perché vive di ciò che è indispensabile, scopre più chiaramente ciò che conta davvero e impara a confidare in Dio come rifugio sicuro. Leone XIV sottolinea che molte persone umiliate, sole o prive di senso trovano in questa fiducia una fonte di dignità, speranza e forza per andare avanti.
I poveri, privati anche della voce e del volto
Nel terzo punto, il messaggio presenta Gesù Cristo come la realizzazione concreta della promessa divina. Dio non si limita a offrire protezione a distanza, ma si avvicina all'umanità nell'incarnazione di suo Figlio. Gesù diventa così il vero rifugio dei poveri perché condivide la condizione umana fino alle sue ultime conseguenze, compresa la croce.
Il Papa ricorda che i poveri di oggi sono spesso persone “dimenticate ed emarginate: prive di una parola e di un volto, oltre che del pane”. Per questo chiede loro di trovare Cristo soprattutto nella Chiesa. Nella Chiesa, suo Corpo, è Gesù che offre pane e amicizia; porta luce e un orizzonte di speranza. Contro l'accumulo egoistico di ricchezza, propone la condivisione come espressione concreta del Regno di Dio.

Domande d'esame per i credenti
La quarta sezione costituisce il nucleo centrale del documento. Se Cristo è un rifugio per i poveri, i cristiani sono chiamati a diventare un rifugio per coloro che soffrono. Il Papa insiste sul fatto che la comunità ecclesiale non può rimanere chiusa in se stessa o ignorare coloro che bussano alla sua porta. Ricordando una famosa riflessione di Sant'Agostino sulla parabola del ricco e di Lazzaro, sottolinea che Dio conosce e pronuncia il nome dei poveri, mentre la ricchezza può portare a dimenticare l'essenziale.
È in questo contesto che introduce le domande rivolte alla coscienza dei credenti, citate sopra, una per una.
Leone XIV insiste sul fatto che la Chiesa deve superare ogni divisione tra chi aiuta e chi è aiutato. Tutti sono poveri davanti a Dio e tutti hanno qualcosa da offrire. Ogni persona è un dono per gli altri e portatrice di una parola unica di Dio.
San Francesco d'Assisi: un aneddoto illustrativo
La quinta e ultima sezione è dedicata a San Francesco d'Assisi, di cui ricorre l'ottavo centenario della morte. Il Papa ricorda un episodio della vita del santo: durante un pellegrinaggio a Roma, Francesco fu profondamente colpito dalla condizione dei mendicanti. Per capire veramente la loro sofferenza, si scambiò i vestiti con uno di loro e passò la giornata a chiedere l'elemosina tra i poveri.
Attraverso questo episodio, il Papa propone un insegnamento di grande attualità: “è possibile, anche oggi, sperimentare la stessa gioia mettendosi al posto dei poveri e ascoltandoli, invece di parlare solo di loro”, scrive.
Conclusione: riscoprire il volto concreto di tanti uomini e donne
Il messaggio si conclude con l'invito a far sì che questa X Giornata Mondiale dei Poveri aiuti “a riscoprire il volto concreto di tanti uomini e donne che cercano rifugio in Dio e desiderano sentirsi accolti nelle comunità”.
“Manteniamo viva l'obbedienza alla Parola di Dio, che porta alla conversione del cuore. Interceda per noi la Vergine Maria, che nella carne crocifissa del suo Figlio ha contemplato l'amore di Dio che sazia gli affamati di beni e rimanda i ricchi a mani vuote (cfr. Lc 1,53)”, conclude il Papa.





