Autori invitatiLuis Miguel Bravo Álvarez

Gli occhi di Elena, un modo di comprendere il Battesimo

Il fatto che un bambino pianga mentre nella sua anima si sta compiendo un miracolo mi fa pensare che, forse, Gesù pianga di gioia ogni volta che si celebra un battesimo.

16 luglio 2026-Tempo di lettura: 3 minuti
Battesimo

Papa Francesco battezza un neonato nella Cappella Sistina il 7 gennaio 2024 (Foto CNS / Vatican Media)

Era un’oscurità nuova, penetrante. Era come affacciarsi a una notte inesplorata, come visitare un luogo conosciuto ma con la sensazione di farlo per la prima volta. Era come tornare a casa, ma senza esserci mai stati prima. Era come guardare uno specchio che non riflette, ma in cui ci si immerge.

È stata, senza dubbio, un’esperienza coinvolgente. Sono stati solo pochi secondi, ma sono successe tante cose. Era come vedere il mondo per la prima volta attraverso gli occhi di quella bambina che mi guardava per la prima volta.

Erano gli occhi grigi di Elena, che non so se rimarranno grigi con il passare degli anni. Ma quel grigio è già mio, è già impresso nella mia memoria, indimenticabile.

Se dovessi descriverli, direi che sono occhi abissali. Non solo perché sono grandi, ma perché evocano un abisso. Ti affacci e ti risucchiano: esercitano un fascino pieno di mistero.

Sorpresa, ammirazione, curiosità, trepidazione: un’immensa scala di grigi, un turbinio di sensazioni già provate in passato, ma mai come questa volta.

Misteri meditati

In pochi secondi ho riscoperto migliaia di cose, sorpreso dalla forza di grazia è stato guardare per la prima volta negli occhi la mia prima nipotina. Dico che ho reimparato perché, come dice il libro dei salmi, “un abisso chiama un altro abisso”: quegli occhi abissali mi hanno fatto pensare a tanti misteri già meditati, ma così ineffabili che non smetteremo mai di tornarci.

Ho pensato all’abisso di bellezza che è il Creatore, ho pensato a come sarebbero stati a quell’età − cinque mesi − gli occhi del Redentore, ho pensato che probabilmente il Regno dei Cieli appartiene a coloro che sono come bambini, perché sono la prova vivente che Dio fa nuove tutte le cose, e gli bastano due occhi di bambina per rinfrescare un cuore.

Figlia di Dio

Poche ore dopo, non ebbi altra scelta che svegliare Elena in modo brusco: versandole dell’acqua sulla testa. Aveva resistito molto bene alla Messa del suo battesimo, ma l’omelia di suo zio, che era sacerdote, probabilmente aveva contribuito ad anticipare il suo pisolino. Quando giunse il momento di battezzarla nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, Elena dormiva profondamente.

Fu l’unico momento di tutta la cerimonia in cui pianse: proprio nel momento in cui Dio la rese sua, in cui la trasformò in figlia di Dio. La poverina non poté fare altro che piangere, colta di sorpresa da quel risveglio così improvviso. E io, commosso nel vederla singhiozzare, un po’ contrito per aver contribuito al suo pianto, ma soprattutto grato a Dio, esultavo di gioia dentro di me al pensiero che il suo Battesimo fosse, letteralmente, una nuova nascita, lacrime incluse, come è normale quando si nasce.

Le lacrime di Cristo

E ora penso che l’acqua del Battesimo non solo evochi quella che sgorgò dal costato di Cristo, come ha interpretato per secoli la Chiesa, ma che forse, chissà, quell’acqua possa anche ricordarci le lacrime di Gesù, menzionate più volte nel Vangelo.

Riflettere sul paradosso che lei pianga mentre nella sua anima si sta compiendo un miracolo mi fa pensare che, forse, Gesù pianga di gioia ogni volta che si celebra un battesimo. E che siano proprio quelle lacrime di Cristo a purificare l’anima.

Una grazia divina

Per questo, guardare gli occhi grigi di Elena, quegli occhi abissali, è stata una grazia che difficilmente dimenticherò. Dio l’ha rinnovata attraverso l’acqua, e ha rinnovato me attraverso l’infinita scala di grigi di quel misterioso pozzo che era il suo sguardo. 

Sarà uno di quei ricordi che affioreranno all’improvviso e, senza preavviso, mi costringeranno a abbozzare un sorriso.

L'autoreLuis Miguel Bravo Álvarez

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