Nei primi articoli abbiamo visto che il corpo ha un significato, che siamo chiamati all'amore e alla comunione e come il peccato abbia inflitto una profonda ferita al cuore umano. Questa ferita influenza il nostro rapporto con Dio, con gli altri e con noi stessi. Per questo motivo nascono la sfiducia, la paura e la difficoltà di amare come siamo stati creati per amare. Con ciò si conclude il primo ciclo maggiore di catechesi sulla Teologia del Corpo.
Ma san Giovanni Paolo II non si sofferma sulla ferita. In realtà, si limita a preparare la domanda più importante di tutte: cosa può fare Cristo con un cuore ferito? O, per dirla in altro modo, se l'amore ferisce a causa di un cuore ferito, è possibile amare di nuovo veramente? Con questa domanda, entriamo nel secondo ciclo fondamentale della catechesi: la redenzione del cuore. La risposta cristiana è tanto audace quanto reale. Cristo è venuto a inaugurare una nuova possibilità per il cuore umano.
Cristo entra là dove è iniziata la frattura.
C'è un passo del Vangelo che san Giovanni Paolo II considera cruciale per comprendere la redenzione del cuore. Gesù dice: “Avete udito che fu detto: ‘Non commetterai adulterio’. Ma io vi dico che chiunque guarda una donna con desiderio ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore”.” (Mt 5, 27-28).
A prima vista, queste parole potrebbero sembrare un'ulteriore imposizione, una regola più difficile, una morale più rigida. Ma Cristo sta facendo qualcosa di molto più profondo. Non si sofferma sulle azioni. Va al cuore. Va precisamente nel luogo in cui ha avuto inizio la ferita. Perché il problema non è mai stato solo ciò che facciamo. Il problema risiede nel nostro modo di vedere, di desiderare, di amare. Cristo entra lì perché è lì che vuole iniziare la guarigione.
Molto più di una semplice questione di sessualità
Quando sentiamo parlare di purezza o redenzione del cuore, spesso pensiamo solo alla sessualità. Ma san Giovanni Paolo II parla di qualcosa di molto più grande. Parla della capacità umana di amare. Perché un cuore può trasformare un'altra persona in un mezzo per i propri fini, senza alcun contesto sessuale. Può farlo in un'amicizia, in un rapporto familiare, sul lavoro, persino all'interno della Chiesa. Ogni volta che l'altra persona smette di essere accettata per quello che è e diventa semplicemente una risposta ai miei bisogni, l'amore non c'è, Dio non c'è. Ubi Caritas et amore, Deus ibi est come dice l'inno eucaristico.
La redenzione del cuore, dunque, abbraccia tutte le relazioni umane. Non si limita a un solo aspetto della vita. Cristo vuole trasformare la vita nella sua interezza.
La grande novità cristiana
Qui risiede una delle intuizioni più folgoranti dell'intera Teologia del Corpo: la redenzione del cuore non consiste semplicemente nell'evitare il male. Non consiste unicamente nel controllare gli impulsi. Consiste nell'imparare ad amare meglio. Anzi: nel recuperare progressivamente la capacità di amare con cui l'umanità è originariamente uscita dalle mani di Dio.
La redenzione, dunque, non è un nostalgico ricordo di un Paradiso perduto. È una nuova realtà inaugurata da Cristo. Una possibilità concreta che inizia in questa vita e nella quale siamo incorporati fin dal Battesimo, per azione della grazia. L'obiettivo: imparare ciò per cui i nostri cuori sono stati creati fin dal principio: amare.
L'opera di Dio in noi
Ma come accade tutto questo? Conosciamo tutti la sensazione di voler amare meglio e di scoprire che la semplice intenzione di farlo non basta. Vogliamo perdonare, ma ricadiamo nel risentimento. Vogliamo donarci, ma l'egoismo riemerge. Vogliamo amare, ma scopriamo che i nostri cuori sono ancora feriti.
Pertanto, la redenzione del cuore non può essere intesa come una semplice questione di forza di volontà. Cristo non è venuto solo per mostrarci un ideale. È venuto per rendere possibile la trasformazione. Non ci lascia soli di fronte alle nostre ferite. Ci comunica la sua grazia, cioè la sua stessa vita. E quella vita comincia a compiere in noi qualcosa che non potremmo realizzare da soli: imparare ad amare come ama Dio.
La pazienza è quindi fondamentale. È un processo lento, ma se ogni passo viene compiuto per amore di Dio e del prossimo, il cuore si trasformerà dall'interno. Imparate a perdonare quando tutto vi spinge al risentimento. Imparate a restare quando tutto vi invita a fuggire. Imparate ad arrendervi quando tutto vi invita a chiudervi in voi stessi. La redenzione del cuore è, quindi, un'opera di Dio in noi. Un'opera che spesso viene percepita come lenta, a causa della resistenza della concupiscenza, ma che è reale.
Un cuore redento
Forse il modo migliore per comprenderlo è quello di considerare alcuni semplici esempi: un amico che è sinceramente felice per il successo dell'altro, un figlio che si prende cura dei genitori quando invecchiano, una persona che perdona un'offesa che avrebbe potuto covare per anni, un fidanzato che capisce che amare non significa affrettare le fasi, ma imparare a donarsi completamente.
Tuttavia, nulla di tutto ciò avviene spontaneamente. Tutto questo presuppone un nuovo tipo di libertà. La libertà di andare oltre se stessi. La libertà di cercare il bene degli altri. La libertà di amare. In una sola frase: vivere la libertà dei figli di Dio. E questa libertà è proprio uno dei frutti della redenzione.
Perché continuiamo a combattere?
Forse qualcuno potrebbe chiedersi: se Cristo ha redento i nostri cuori, perché continuiamo a sperimentare tentazioni, egoismo e fallimenti? La risposta è semplice, anche se non sempre facile da accettare. La redenzione non agisce come una magia che cancella all'istante le nostre ferite. Agisce come la grazia che inizia a guarirle.
L'esistenza di questa lotta non dimostra che la redenzione sia fallita. Dimostra che stiamo ancora imparando a viverla. Come chi impara a camminare di nuovo dopo un infortunio, il cuore redento ha bisogno di tempo per recuperare pienamente ciò per cui è stato creato. Ed è proprio lì che agisce la grazia. Ma perché la grazia agisca, dobbiamo accoglierla attraverso una vita sacramentale attiva.
Per andare avanti, forse la domanda non è più: è possibile amare di nuovo? Cristo risponde di sì. La domanda ora è diversa: gli permetto di guarire il mio cuore con il dono della redenzione accettando la sua grazia attraverso i sacramenti?
Perché quando Dio si sofferma su quella via, l'amore cessa gradualmente di essere visto come una disperata ricerca di qualcosa che ci manca. E inizia a diventare un riflesso dell'amore stesso di Dio. Quell'amore per il quale siamo stati creati fin dall'inizio. Quell'amore che il peccato ha oscurato, ma che Cristo è venuto a restituire al cuore umano.





