Vaticano

La Chiesa rilancia il dialogo e l'incontro tra civiltà e religioni

A sessant’anni dalla dichiarazione conciliare ‘Nostra Aetate’, che ha aperto un orizzonte di incontro, rispetto e ospitalità spirituale nel dialogo interreligioso, come ha affermato Leone XIV, tre Dicasteri della Santa Sede hanno pubblicato la Nota ‘Un cammino di speranza’, approvata dal Papa, che rinnova e rilancia questo dialogo

Francisco Otamendi-17 settembre 2026-Tempo di lettura: 7 minuti
Cristiani di Gerusalemme

I cristiani, con in mano rami di palma, percorrono il tradizionale itinerario seguito da Gesù a Gerusalemme durante la processione della Domenica delle Palme sul Monte degli Ulivi, il 2 aprile 2023. (Foto OSV News/Debbie Hill).

Il documento è una riflessione congiunta dei Dicasteri per la Dottrina della Fede, per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e per il Dialogo Interreligioso, che passa in rassegna, in 60 punti e 95 note, gli aspetti chiave e le sfide fondamentali del dialogo interreligioso in vista dei prossimi anni. La Nota, di circa 20 fogli, è stata approvata da Leone XIV lo scorso 22 giugno.

Il testo tratta dei “frutti visibili e silenziosi” della dichiarazione Nostra Aetate, firmata da san Paolo VI il 28 ottobre 1965, le resistenze e le incomprensioni che persistono, la pedagogia del dialogo che occorre approfondire, nonché le prospettive e gli orientamenti per il futuro del dialogo interreligioso.

Nella conclusione, ai paragrafi dal 57 al 60, si afferma che la Chiesa cattolica guarda al percorso compiuto con profonda gratitudine, “perché ha trasformato radicalmente il volto delle relazioni interreligiose”, e si sottolinea che “il messaggio di ‘Nostra aetate’... è ancora di grande attualità”.

“Affinché le religioni trasformino il mondo, un’educazione rinnovata nel dialogo”

Tuttavia, la fratellanza tra credenti di diverse tradizioni religiose non è un semplice ideale, ma un’esigenza morale, spirituale e sociale, sottolinea il testo. 

E “di fronte alle sfide attuali — estremismi religiosi, migrazioni globali, secolarizzazione, crisi ecologiche e sociali —, le religioni sono chiamate a trasformare il mondo e la società affinché diventino espressioni fraterne» ”della volontà di Dio».

“Questo compito passa necessariamente attraverso una rinnovata educazione al dialogo, soprattutto tra le giovani generazioni, per superare le paure e i pregiudizi e radicare una vera cultura dell’incontro”.

Rifiuto dell'antisemitismo

Il dialogo ebraico-cristiano non può essere considerato una pratica secondaria per i cristiani, sottolinea il documento, e la “solidarietà con il popolo ebraico comprende anche la lotta comune contro l'antisemitismo”. La Nota dedica numerosi punti (nn. 10 e segg.) alla spiegazione dei rapporti con il popolo ebraico e cita gli ultimi Papi, tra cui Benedetto XVI, Francesco e Papa Leone XIV.

Il cancello con la scritta “Arbeit macht frei” (‘Il lavoro rende liberi’) è visibile il 27 gennaio 2025 nel campo di concentramento e di sterminio nazista tedesco di Auschwitz-Birkenau a Oswiecim, in Polonia. (Foto di OSV News/Grzegorz Celejewski, Reuters).

Vengono riportati ampiamente, ad esempio, alcuni brani di un’udienza generale del 2009 in cui Benedetto XVI affermò: “Nel rinnovare con affetto l’espressione della mia piena e indiscutibile solidarietà verso i nostri fratelli destinatari della Prima Alleanza, spero che il ricordo dell’Olocausto spinga l’umanità a riflettere sul potere imprevedibile del male quando conquista il cuore dell’uomo. Che l’Olocausto sia, per tutti, un monito contro l’oblio, la negazione o il riduzionismo, perché la violenza commessa contro un solo essere umano è violenza contro tutti”.

Crescente consapevolezza critica nei confronti dell'islamofobia

Tra gli altri risultati, il documento sottolinea “la crescente consapevolezza critica nei confronti delle manifestazioni di islamofobia, che non distinguono adeguatamente i casi di fondamentalismo e violenza dalla convivenza pacifica degli altri credenti musulmani che si integrano e lavorano nei paesi che li accolgono”. 

“Dobbiamo ringraziare le comunità cristiane che sono cresciute in uno spirito di accoglienza e anche di maggiore conoscenza e stima nei confronti dei credenti musulmani”, si sottolinea.

Papa Leone XIV accompagna i leader musulmani turchi e i loro assistenti all'uscita dalla Moschea del Sultano Ahmed, nota anche come Moschea Blu, dopo una visita privata a Istanbul, in Turchia, il 29 novembre 2025. (Foto CNS/Lola Gomez).

La sfida costante del dialogo

'Nostra aetate’ continua a ispirare le decisioni pastorali e teologiche della Chiesa e ad alimentare quel dialogo con le diverse tradizioni religiose. Tuttavia, i firmatari della Nota (i cardinali prefetti Víctor Manuel Fernández, Kurt Koch e George Koovakad, e i segretari monsignor Armando Matteo, Flavio Pace e Indunil Janakaratne Kodithuwakku Kankanamalage), affermano al punto 3 dell’Introduzione che tale dialogo costituisce anche “una sfida permanente”.

E si chiedono: “Come conciliare la fedeltà all’identità cristiana e la sincera apertura all’alterità? Come vivere concretamente la chiamata alla fratellanza universale in società segnate da una crescente diversità culturale e religiosa, dalla guerra e dalla violenza, e caratterizzate da una tendenza sempre più marcata verso la secolarizzazione?”.

In questo documento rispondono essenzialmente a queste domande, delineando le prospettive future.

“Non si tratta di fondare una grande religione mondiale”

Prima di proseguire in ordine quasi cronologico, è opportuno anticipare i punti 52 e 53, in cui la Nota afferma chiaramente, per evitare sospetti, che “non si tratta di fondare una grande religione mondiale in cui tutte le credenze siano messe sullo stesso piano. Tale possibilità va scartata per rispetto verso se stessi e verso gli altri. Si tratta, invece, di costruire una società fraterna capace di accettare le differenze”.

“Questa intenzione rimane il fulcro del dialogo interreligioso, proprio come lo era già nella Dichiarazione Nostra aetate, e negli sforzi in tal senso che hanno caratterizzato i decenni successivi alla sua promulgazione”, aggiunge.

“Il dialogo non consiste solo nell’esporre le proprie dottrine o nel confrontare le proprie visioni del mondo; oggi, di fronte a coloro che fomentano divisioni e preparano conflitti, i credenti delle diverse tradizioni e, in primo luogo, i loro leader, consapevoli delle loro differenze inconciliabili, sono chiamati a cercare, con lucidità e speranza, le condizioni per una convivenza pacifica”.

Perché rinnovare le forme di dialogo

Poche righe prima, il testo aveva evidenziato le ragioni che “impongono di rinnovare le forme di dialogo in un mondo in rapida trasformazione”.

Qui (n. 52) si parla di “le tensioni identitarie, l’isolamento delle comunità, le ideologie fondamentaliste, i conflitti con connotazioni religiose, la manipolazione politica del fatto religioso, ma anche la crescente indifferenza in molti paesi verso qualsiasi forma di spiritualità”.

Di conseguenza, “il futuro del dialogo interreligioso richiede oggi una riflessione rinnovata e impegni particolarmente chiari”, sottolinea il documento.

Il 28 ottobre 2025, Papa Leone XIV ha partecipato a una preghiera cristiana ecumenica al Colosseo di Roma, prima di unirsi ai rappresentanti di altre religioni all’esterno per invocare la pace (Foto CNS/Vatican Media).

Cambiare la mentalità ed evitare malintesi

Per raggiungere tale obiettivo, affinché le diverse tradizioni – e in primo luogo i loro leader, come si è visto – possano “ricercare, con lucidità e speranza, le condizioni per una convivenza pacifica”, il testo ritiene “necessario attuare una vera e propria trasformazione delle mentalità: abbandonare le logiche di difesa, ostilità o conquista, per adottare un atteggiamento aperto, benevolo e coraggioso”.

Nonostante i progressi, le difficoltà del dialogo permangono, prosegue la Nota. “In alcuni ambienti si continua a dubitare della sua opportunità, temendo un relativismo dottrinale o un indebolimento dell’identità religiosa. (…) Alcuni si chiedono ancora se si tratti di un problema pastorale, di un atto di carità, di uno scambio teologico o della necessità di un impegno politico per il bene comune” (n. 44).

“Al di fuori dei confini ecclesiali, i malintesi non sono da meno (n. 45). In alcune regioni, i rapporti tra credenti di religioni diverse sono storicamente conflittuali e il ricordo di antiche ferite ostacola la fiducia reciproca, nonostante l’esortazione della Dichiarazione Nostra aetate «affinché, dimenticando il passato, mettano sinceramente in pratica la comprensione reciproca», in particolare tra cristiani e musulmani.  

Il cammino continua a essere impegnativo: richiede umiltà, coraggio e discernimento, sottolinea il testo (n. 45), e non è meno importante mettere in evidenza le persecuzioni subite dai cristiani in diverse parti del mondo per mano di gruppi religiosi estremisti, si aggiunge.

Manifesti di artisti ebrei del XVIII secolo al Museo Ebraico di Roma (foto di archivio del 2010, CNS/Paul Haring).

Conclusioni: 4 punti

Sebbene alcune conclusioni contenute nella nota dei tre Dicasteri siano già state anticipate, è opportuno sintetizzarne alcune.

1. "È giunto il momento di promuovere una nuova etica del dialogo: una cultura della complessità, della flessibilità e dell'amicizia. Non si tratta più di temere o di tenere a distanza l“”altro credente», l’altra civiltà, l’altro modo di pensare, ma di osare l'incontro".

"Le civiltà e le religioni possono certamente entrare in conflitto, ma possono anche entrare in risonanza, in una dinamica creativa, sapendo trasformare la diversità in solidarietà. L’alterità non deve più essere vissuta come un ostacolo, ma come una sfida da affrontare” (n. 55).

2. Un modello di dialogo più ricco e articolato Non solo è, quindi, auspicabile per il futuro, ma è già presente in nuce, sia all’interno della Chiesa che nei suoi rapporti con le altre tradizioni religiose. (…). È in questa interazione che si costruisce un futuro comune, in cui la pace e l’amicizia non sono più utopie, ma frutti maturi dell’incontro” (n. 56).

3. La Chiesa invita tutti a diventare “costruttori di ponti, non di muri”, artigiani della pace e della fratellanza, capaci di accogliere l’altro nella sua diversità, di riconoscerne le ricchezze spirituali e di collaborare alla costruzione di una società più giusta e più umana”.

Il testo cita qui il Papa Leone XIV: “La testimonianza della nostra fratellanza, che spero sapremo manifestare con gesti concreti, contribuirà senza dubbio a costruire un mondo più pacifico, proprio come desiderano nel profondo del cuore tutti gli uomini e le donne di buona volontà”.

4. “È necessario procedere con determinazione in questa direzione, sostenuti dalla grazia di Dio e dal tesoro spirituale delle tradizioni religiose». 'Nostra aetate’, sessant’anni fa, “ha portato speranza al mondo che usciva dalla Seconda guerra mondiale. Oggi siamo chiamati a rifondare quella speranza nel nostro mondo devastato dalla guerra e nel nostro ambiente naturale degradato”.

L'autoreFrancisco Otamendi

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