350 anni fa, a Paray-le-Monial, Gesù rivelò il proprio cuore a una suora della Visitazione, santa Margherita Maria Alacoque. Da quelle apparizioni nacque una delle devozioni più diffuse della tradizione cattolica. Sacro Cuore, un documentario della casa di produzione francese Krea Film-Makers, prende spunto da quell’episodio del XVII secolo per chiedersi se questa devozione abbia ancora senso oggi.
Il progetto non è nato in uno studio di produzione, ma durante un pellegrinaggio. Nell’estate del 2023, durante una visita a Notre-Dame-du-Laus, Sabrina e Steven J. Gunnell hanno ascoltato le testimonianze di persone consacrate al Cuore di Gesù. “Lì il mio cuore ardeva”, ricorda Sabrina Gunnell.
Poco dopo hanno contattato il parroco di Paray-le-Monial e hanno scoperto che il Giubileo dei 350 anni delle apparizioni stava per iniziare. Per loro, quella coincidenza aveva un significato particolare: “Ci siamo detti: ‘Ok… il Sacro Cuore vuole il suo film’”, racconta Sabrina Gunnell.
Steven Gunnell riassume l’intento di fondo con un riferimento biblico: “Pensavamo ai pellegrini di Emmaus, che camminano accanto a uno sconosciuto e, dopo averlo ascoltato, si dicono l’uno all’altro: ‘Non ardeva forse il nostro cuore?’”. Questa, dice, è la sfida del film: permettere a ogni spettatore di provare quello stesso amore, indipendentemente dal fatto che condivida o meno, fin dall’inizio, la fede di coloro che parlano.
“Molti pensavano che parlare delle apparizioni del XVII secolo fosse un argomento lontano o superato. Ma proprio per questo volevamo dimostrare che questo messaggio è ancora attuale”, ricorda Sabrina.
Una devozione che continua a vivere
Tra il 1673 e il 1675, Gesù apparve per tre volte a Margherita Maria, una suora della Visitazione a Paray-le-Monial, in Borgogna. Secondo la tradizione, le mostrò un cuore ardente d’amore per l’umanità, ferito dall’indifferenza degli uomini. Da quelle apparizioni nacque una delle devozioni più diffuse della tradizione cristiana.
Il documentario articola questo messaggio in tre parti, che emergono nel corso del film senza apparire come uno schema prestabilito: un amore che si manifesta senza condizioni, il dolore di un amore che spesso non viene accolto; e l’invito a rispondere a esso, non solo a contemplarlo. Il film dedica gran parte del suo tempo a questo terzo aspetto: mostrare, attraverso le testimonianze, cosa significhi quella risposta nella vita di una persona concreta.
Lo stesso cuore, secoli dopo
Il documentario alterna due livelli narrativi. Uno storico, con attori che ricostruiscono le apparizioni di Margherita Maria nel XVII secolo, l’iniziale incomprensione da parte di chi la circondava e il processo attraverso il quale quell’esperienza personale si è trasformata in una devozione pubblica.
E un altro libro contemporaneo, con una ventina di testimonianze di persone dai profili molto diversi — un sacerdote, una suora, un missionario, diversi giovani — che raccontano cosa significhi oggi, nelle loro vite, proprio quel cuore ferito e quell’amore che non si impone.
Venti voci, un solo cuore
Il passaggio tra le ricostruzioni del XVII secolo e le testimonianze contemporanee risulta fluido: non ci sono strappi né la sensazione di stare guardando due film diversi. Le scene storiche — Margherita Maria, Gesù, i dintorni di Paray-le-Monial — sono girate con una dignità sorprendente per un documentario di questo tipo, senza cadere nella ricostruzione da manuale che così spesso appesantisce questo genere di produzioni.
Le testimonianze funzionano proprio perché sono tutte diverse tra loro. Non ci sono due storie uguali, ed è proprio questa varietà a dare forza al documentario. Nessuna è superflua.
È vero che, affrontando così tanti aspetti — quello storico, quello teologico, quello personale —, il film lascia alcune porte socchiuse, senza spazio per approfondire tutte le tematiche. Ciononostante, non dà mai l’impressione di rimanere a metà: ciò che perde in termini di dettagli specifici lo guadagna in intimità, ed è proprio questa intimità che rimane con lo spettatore una volta uscito dalla sala.
Sacro Cuore, prodotta dalla società francese Krea Film-Makers e distribuita in Spagna da Bosco Films —che si occupa anche di Gratuito (2023)—, uscirà nelle sale di tutta la Spagna l’11 settembre. Trecentocinquanta anni dopo quelle apparizioni in Borgogna, la domanda che solleva rimane la stessa: cosa fare di un amore che non si è cercato e che, nonostante tutto, continua ad aspettare?.





