SOS reverendi

Non è né necessario né bene che tu stia da solo

El celibato no es un camino de aislamiento individualista, sino una vocación para amar y dejarse cuidar a través de una profunda red de relaciones con Dios, consigo mismo y con los demás.

Carlos Chiclana-25 de Settembre de 2026-Tempo di lettura: 3 minuti

Sembra che per diventare sacerdote sia necessario essere addestrati a vivere in solitudine. Ma è davvero indispensabile? Potremmo forse preparare i candidati proprio a comprendere di non essere soli?

Sfatare il mito dell'isolamento

Potrebbe sembrare che vivere il celibato richieda di provare un sentimento di solitudine, mancanza, mancanza di affetto e disperazione che è intrinseco al dono. Se colui che sta per vivere il celibato celibato, Se credi a questa falsa premessa, potresti progettare e organizzare la tua vita con un individualismo che realizzerà la tua profezia e, di fatto, ti lascerà solo.

Se consideriamo che il sacerdozio è una chiamata a donarsi agli altri, condivisa con persone che hanno lo stesso carisma, e che si basa sul ricevere sostegno dagli altri, non dovrebbe esserci più solitudine della sana e originaria solitudine, contesto per una comunicazione intima con Dio, come spiega. San Giovanni della Croce: “In solitudine visse / e in solitudine ha già costruito il suo nido / e in solitudine guida / da sola il suo amato / anche lui in solitudine, ferito dall'amore.”. 

I sei pilastri dell'intimità

Potrebbe sembrare paradossale che chi afferma di vivere con un cuore indiviso abbia un cuore pieno di persone con cui condivide l'intimità. Ma un segno di maturità nel vivere il celibato e la castità è la capacità di vivere e condividere la propria intimità in diverse sfere:

–con se stessiQuesto facilita la riflessione sul mondo e sulla vita interiore, con una consapevolezza di sé non filtrata e non ingannevole, consapevoli della propria grandezza come figli di Dio e della propria insignificanza di fronte al compito da affrontare con le sole proprie forze. In tal modo, si è connessi a se stessi, si conosce la propria natura e i propri bisogni specifici e ci si fa conoscere di conseguenza;

–con DioSi apre a Lui per sentire il Suo sguardo, per conoscere l'azione e il dono di Dio su di lui, per lasciarsi trasformare, per integrare la Sua logica e il Suo significato e per sviluppare una particolare complicità che solo Lui può assaporare;

-con il loro compagno spirituale: al quale comunica come si relaziona con Dio, come si trova nella sua missione, con trasparenza e con la speranza che il compagno sia un compagno consapevole, presente in quella relazione e non un mero funzionario, e consapevole che Dio è l'unico vignaiolo, e lascia la libertà sia a Dio che a colui che è accompagnato e non prende invano il nome di Dio attribuendosi la conoscenza della volontà di Dio;

-con i suoi amici: con cui condivide la sua vita, il suo percorso, i suoi desideri, i suoi sogni, i suoi progetti, i suoi dolori, ecc., e lascia che anche loro li condividano con lui, e si aiutano e si prendono cura l'uno dell'altro;

-con altri sacerdoti: Per il fatto fondamentale che condivide con loro l'esperienza di Dio, uno spirito, un carisma, un ideale, una missione, una filiazione, una fraternità, gioie, speranze, timori e sogni personali, e sa, sente e vive che essi sono fonte di salvezza, di sostentamento nel cammino ordinario. Con la sua comunità, si trova in un luogo sicuro, dove è protetto e trova sostegno spirituale ed edificazione umana. Lì può rafforzare il suo senso di appartenenza, lenire la solitudine, condividere domande personali e vivere la passione condivisa per qualunque cosa la vita gli riservi, dove può regolare le sue emozioni, dove può celebrare, al di là della mera cordialità o dell'affetto formale. Può accogliere altri sacerdoti nella sua vita ed entrare nella loro, riconoscere i loro bisogni e occuparsi prima di tutto di coloro che ne hanno più bisogno. La fraternità sarà vissuta come servizio e obbedienza naturale agli altri, come offerta agli altri del dono ricevuto;

-con la sua famiglia: con cui mantiene i legami. Sono la radice del suo attaccamento e condividono i suoi sogni e progetti; li rende partecipi della sua vita.

La maturità che consiste nel lasciarsi amare 

Vivere con un cuore colmo d'amore è dunque possibile, perché si ama sempre in armonia con una terza parte, che è Dio; si ama l'altro in Dio, si ama Dio in loro e ci si lascia amare da loro con Dio. Si ama senza possedere e non ci si lascia possedere quando si è amati. 

Comprenderà non solo di non essere solo, ma anche che non dovrebbe esserlo, perché la sua vocazione è amare ed essere amato. Maturerà nella consapevolezza del bisogno di ricevere ed essere trasformato; di prendersi cura ed essere accudito; di aiutare ed essere aiutato; di servire ed essere servito; di affidarsi a coloro che lo amano per coltivare lo scopo della sua vita. Sperimenterà l'azione di Dio in modo concreto attraverso la mediazione di coloro che lo amano, lo guidano, lo aiutano, lo accolgono, lo valorizzano, lo servono e così via. 

Ti renderai conto di aver bisogno degli altri per sentirti realizzato, senza necessariamente dover intraprendere una relazione esclusiva, perché il tuo stato di celibato, ontologicamente parlando, è perfetto così com'è, a immagine e somiglianza di Dio, imitando Cristo. Lasciati amare. Non è bene che l'uomo sia solo.

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